Il mio corpo come un tupperware

“Per te che cosa significa essere una donna?” mi chiede un’amica. È stato così che per la prima volta mi sono trovata a scervellarmi sul significato di avere una vagina e un paio di tette.

Perché mai quello che succede nelle mie mutande dovrebbe avere alcuna importanza?

Probabilmente, gli unici momenti della mia vita in cui mi sono trovata a dover definire cosa sono, sono stati quelli in cui mi toccava compilare qualche formulario, dal medico, o dal commercialista, e spuntare la casellina relativa al mio genere.

Per me il corpo, femminile o maschile che sia, è sempre stato un semplice contenitore. Un po’ come quelli che ci portiamo a lavoro per la pausa pranzo. Che il contenitore sia blu o rosa, grande o piccolo, di plastica o di metallo, alla fine quello che conta è quello che c’è dentro.

Ecco io mi sento proprio così. Un tupperware con dentro un cuore, un cervello, un’anima, emozioni e pensieri. Una serie di elementi che per me nulla hanno a che fare con ciò che trovo a portarmi nelle mie mutande. O per meglio dire, non dovrebbero.

Vita da donne

Sì perchè pensandoci meglio, ci sono tanti momenti in cui mi ritrovo a ricordare cosa effettivamente significa essere una donna. E a dir la verità, non sono neanche molto belli.

Me lo ricorda madre natura che mi punisce con dolori e perdite di sangue ogni 28 giorni. E con lei ci si mette anche la mia vicina di casa quando mi dice di sbrigarmi a fare figli, prima che scatti l’orologio biologico.

Me lo ricordano i colleghi quando fanno commenti su come i miei nuovi jeans mettano bene in mostra il mio sedere. Come anche quegli uomini che ogni giorno suonano il clacson per dirmi quanto sia bella o brutta.

Me lo ricordano i giornali o i social media quando ci dicono cosa indossare, come doversi truccare per poter sedurre altri uomini. Ma anche le offese e gli attacchi sessisti, che donne in carriera come l’astronauta Samantha Cristoforetti o la Ministra Boschi, si trovano a dover ricevere.

Infine, me lo ricordano le agghiaccianti statistiche sul femminicidio in Italia.

Mi pare pertanto di capire che non sono i miei genitali a ricordarmi cosa sono, piuttosto è la società a dirmi cosa devo essere, in funzione di essi.

Cosa ne pensano le altre

Prima di giungere a conclusioni affrettate io la stessa domanda l’ho voluta porre anche ad altre donne. Per alcune, si tratta di una semplice etichetta di cui farebbero volentieri a meno.

Una ragazza mi racconta di aver capito di essere una donna quando i suoi genitori non le permettevano di sporcarsi nell’erba come facevano con suo fratello. Un’altra ancora invece mi dice di che per lei essere donna è sinonimo di imbarazzo. Sin da piccola le dicono che una vera donna deve mettersi lo smalto e indossare i tacchi ma a lei non è mai piaciuto.

Ma c’è chi, invece, non si sente affatto etichettato: al contrario lega all’essere donna delle caratteristiche uniche e soprattutto positive.

Una donna mi dice di essere orgogliosa della propria femminilità, della propria bellezza e del prendersi cura di sé e del proprio corpo. Secondo lei le donne sono più aperte al dialogo con gli altri e sono portatrici di una visione del mondo differente legata alla propria fisicità e alla possibilità di procreare.

Una mamma mi dice anche lei di essere positivamente legata al suo genere femminile. Il fatto di aver portato alla nascita i suoi bambini l’ha resa estremamente orgogliosa del suo corpo, capace di realizzare due miracoli di vita.

Infine, qualcuna mi dice di sentirsi una donna quando si trova a letto con un uomo. In quel momento, grazie al suo corpo, ha una percezione di sé differente, quale donna desiaderabile, attraente e sexy.

Ma forse la risposta che mi ha colpito di più è stata quella di qualcuno che mi ha giustamente ricordato che per sentirsi donna non c’è bisogno di avere una vagina. C’è chi si sente donna a prescindere dai propri organi genitali, o chi invece non si sente a proprio agio né con l’essere donna, né con l’essere uomo.

Una definizione inesistente

Il significato dell’essere donna pertanto cambia a seconda del proprio punto di vista. Basta chiedere a Donald Trump cosa pensa delle donne per capirlo.

Definizioni universali non esistono. Al contrario di quanto la società, i giornali, i nostri amici o genitori ci facciano credere, essere una donna non significa doversi comportare o vestirsi in una certa maniera. Spesso, all’essere donna leghiamo caratteristiche quali la sensibilità, l’emotività, l’affetto matern
o, la cura della casa, l’amore per l’estetica e così via.

Ma se nessuno ci avesse detto cosa essere o cosa diventare, che cosa saremmo davvero?

Molte di quellessereunadonnae cose che leghiamo alla “femminilità” e di riflesso alla “mascolinità” ci sono state semplicemente insegnate, se non perfino imposte.

Alla nascita, ci aspettano già con vestitini di colore rosa, e bamboline da cullare. Quando iniziamo a diventare un po’ più grandi, i genitori, i parenti, gli amici o ancor peggio, la tv e i giornali, ci inducono a prediligere l’aspetto fisico spesso anche al di sopra di ogni facoltà mentale, e a prepararci al ruolo di mamma e moglie.

Che donne e uomini siano biologicamente diversi è un dato di fatto, ma che alla vagina si leghino prerogative particolari non lo è. La società ci dice che ci sono cose da uomini e cose da donne, ma che io un giorno voglia diventare casalinga o idraulico, non certo dipende dai miei organi genitali.

Basta guardarsi attorno, o semplicemente parlare con donne diverse per capirlo. Ognuno vive la propria pelle, il proprio corpo o genere come crede. Chi attraverso i tacchi e il trucco, chi attraverso i peli e i capelli rasati. Chi attraverso la maternità. Chi attraverso la carriera.

Chi socialmente, e forse in chiave più combattiva come me, e chi più biologicamente ed in chiave celebrativa come altre.

Essere una donna, degna di tale nome, non ha regole. Ognuno decide se, quando e come sentirsi tale. O se non sentirlo affatto.

Per me essere donna significa semplicemente essere un essere umano, come tanti altri. Un individuo con i propri pregi e difetti, e che segue le proprie passioni ed interessi, indipendentemente da ciò che la società si aspetta da me in quanto portatrice di vagina.

Nel momento in cui i nostri organi genitali perderanno di significato e pertanto il femminismo non servirà più, l’essere donna per me sarà semplicemente sinonimo di libertà.

Ma cosa ne pensano gli uomini? Per scoprirlo, continuate a seguirci 😉