Questo articolo è stato tradotto dal sito di NPR 

Alcuni anni fa, Chimamanda Adichie riceve un messaggio da un’amica d’infanzia chiedendole consigli: voleva sapere come allevare la figlia appena nata ad essere femminista.

Per Adichie – autrice di best-seller che fa di sè stessa una portavoce femminista – la domanda risulta un po’ scoraggiante, ma comunque scrive una lunga lettera di risposta alla sua amica. Ora, quella lettera è diventata un libro.

Dal titolo “Cara Ijeawele, o Manifesto Femminista in quindici suggerimenti” questo libro parla di tutto, da come scegliere giocattoli, a come autodeterminarsi, a come contestare la costruzione dei ruoli di genere.

La scrittrice dice che rispondere alla lettera è stato molto utile anche per lei. “Sì, l’ho scritto per la mia amica, ma credo che -in gran parte- sia servito anche per mappare il mio pensiero. Ho detto molto su queste tematiche e mi appassionano, ma in realtà non avevo un piano concreto delle particolari e specifiche cose che pensavo potessero aiutare se le facessimo diversamente”.

I momenti salienti dell’intervista

Sul cosiddetto fenomeno del “feminism-lite” e i motivi per i quali è dannoso

Significa crescere una ragazza facendole credere che sia inferiore all’uomo, ma che dall’uomo ci si aspetti che sia gentile con lei; che le donne siano in qualche modo naturalmente subordinate agli uomini, ma che gli uomini debbano trattar  bene le donne. And io trovo che questo sia disumanizzante per le donne in quanto credo che sicuramente dobbiamo avere qualcosa che vada al di là della benevolenza maschile come base del benessere femminile.

Credo anche che questo tipo di femminismo, spesso usi il linguaggio del potere. Un esempio è quello di un giornale britannico che scriveva della premier britannica dicendo che suo marito le avesse permesso di brillare. E credo che questo tipo di linguaggio sia usato così spesso che crediamo che sia normale ma è cosi problematico. …La premessa, certamente, è come dire che un preside di scuola permette alla ragazzina di crescere professionalmente.

E credo che sia anche importante, a partire dai primi anni di vita, di far sì che i bambini ne siano consapevoli. Allora, se ad una bambina – e quando ha 3 anni, ovviamente non si metterà a leggere i giornali, ma quando è un po’ più grande – le diciamo, “Non lo vedi? Questo non va bene ed eccoti il perchè: “Permettere” è il linguaggio del potere, e non dovresti utilizzarlo quando stai parlando di due persone che sono alla pari”.

Sull’importanza dell’insegnare alle ragazze di rifiutare il concetto del dover piacere

Credo che il modo in cui molte ragazze vengono cresciute in diverse parti del mondo è quell’idea che devi piacere. E questo significa che devi  plasmare e modellare quello che fai e dici sulla base di cio’ che tu immagini voglia sentire l’altra persona…

In realtà stavo appunto pensando ad una mia amica che vive e lavora a Lagos (Nigeria). E lei stava parlando del suo supervisore a lavoro, che mi ha detto la stava mettendo fortemente a disagio perchè aveva fatto dei commenti umilianti sulla sua apparenza fisica, sul suo seno e quel genere di cose. E lei mi ha detto, sai “Non riesco più a sopportarlo. Devo dirgli di smetterla”. E uno degli uomini, un nostro amico che era lì, le disse, “be’ sì dovresti, ma assicurati di non essere maleducata su questa cosa”. E la mia amica rispose “Sì certo che non saro’ maleducata”.

E ricordo essere stata particolarmente colpita da questa cosa perchè ho pensato, Questa persona ti sta umiliando. Ti senti a disagio ed infelice, ma sei ancora consumata dall’idea di non dover essere maleducata quando gli dirai di smetterla. E ho pensato, Sai che c’è? Dovresti essere dannatamente maleducata!

E mi ricordo anche aver pensato, Solo una donna che viene cresciuta in un modo che sia in qualche modo condizionato penserebbe al fatto di non dover essere maleducata nel momento in cui va a dire a qualcuno che la sta ferendo di fermarsi.

E per me questa è la conseguenza del dover piacere; questo è quello che l’idea del dover piacere causa.

E invece io penso che dovremmo insegnare alle ragazze semplicemente ad essere sè stesse, insieme all’idea che non devi piacere a tutti. E questo mi fa anche chiedere, in quale tipo di mondo avremmo vissuto se alle donne fosse stato permesso di essere sè stesse?

Sull’importanza dell’insegnare le differenze

Il mio approccio generale è di insegnare alla bambina che non dobbiamo comprendere tutto. … “Non lo so, e va bene non saperlo.”. Penso che sia importante semplicemente dire alle nostre figlie, “Guarda, c’è differenza nel mondo. La norma della nostra esistenza in quanto esseri umani sta nella differenza. Non siamo tutti uguali, e va bene.”…Poi questo li aiuta a trascurare quei casi in cui le cose non rientrano nella loro esistenza così come appare loro.

Sul perchè è importante cominciare ad avere queste conversazioni da subito

Quando siamo adulti, è molto più difficile disimparare ciò che abbiamo imparato, ed è per questo che ci sono così tante donne che – nonostante gli stereotipi di genere siano per loro dannosi, tendono a soffocarli – che continuano ad accettare queste idee perchè  è ciò che conoscono. Se cominciamo presto a sfidare queste idee, e a respingerle, allora sai, sarà più probabile che una donna, quando sarà adulta ti dirà “Sai che c’è, alla fine vado a vivere la vita che voglio vivere”.

Editor Bridget Kelley, producer Jordan-Marie Smith and digital producer Nicole Cohen contributed to this story.