Uscire di casa, e ritornarci sane e salve, per le donne è sempre un’impresa.

Una volta fuori, ecco che ci troviamo a destreggiare agevolmente tra una strada e l’altra, per evitare vicoli bui e isolati, orari notturni e luoghi silenziosi, come gazzelle che percorrono la savana cercando di non farsi notare o acchiappare dai predatori affamati.

Eppure anche nelle vie affollate, nei tram pieni, o anche verso il panificio sotto casa, la donna si trova ad affrontare quasi quotidianamente ciò che per molte di noi è diventato talmente normale che quasi non ci facciamo più caso.

Nel nostro vocabolario non esiste un termine che indichi questo fenomeno così’ radicato e tollerato e tanto meno considerato dal nostro sistema giudiziario. Ma ciò non signifca che vada ignorato o accettato.

Prendiamo dunque la definizione inglese di Catcalling dell’ Oxford Dictionary e cerchiamo di tradurla in italiano.

“A loud whistle or a comment of a sexual nature made by a man to a passing woman” ovvero un fischio rumoroso o un commento di natura sessuale rivolto da un uomo ad una donna di passaggio.

Il termine cat (gatto) fa riferimento proprio a quel suono che facciamo con la nostra bocca per richiamare le attenzioni di un gatto.

‘Hey bella dove vai’,‘ E dai e fammelo un sorriso’, ‘Ammazza che bel culo’ sono tutti richiami felini tipici di quegli uomini che si sentono autorizzati a giocare con le donne come fossero degli animali da esposizione. Richiami che per molte donne iniziano già dalla pubertà.

Dietro questo fenomeno vi è l’aspettativa, la pretesa e talvolta l’assoluta credenza che le donne siano ben felici di ricevere complimenti da perfetti sconosciuti verso i quali a volte intimorite si ritrovano a rispondere educatamente.

Molte donne rispondono con il sorriso, od addirittura un grazie, pur di evitare spiacevoli situazioni od ulteriori attenzioni.  Un’ostilità esplicita  rispetto a questi complimenti potrebbe scaturire in reazioni violente fisiche. Come nel caso di una quattordicenne in Florida che dopo aver rifiutato le avances del suo molestatore, è stata strangolata ed investita più d’una volta dal suo SUV.

E ancora una volta tutto ruota intorno alla dominanza fisica dell’uomo verso la donna.

Se una donna rivolgesse dei commenti sessuali all’uomo, questo si sentirebbe probabilmente gratificato oppure a disagio. Ma mai spaventato.

Ricevere delle urla sul nostro corpo non è mai un complimento, ma un’ umiliazione.

Flirtare e provarci va anche bene purchè con rispetto. Urlare commenti sul nostro culo o tette non ci porterà a letto con i nostri catcallers.

Chi ci rivolge parole su cosa fare, come sorridere, quale parte del nostro corpo mostrare come se fossimo fenomeni da baraccone, conferma l’idea che per molti, le donne siano dei meri oggetti da esposizione.

Io stessa, nata e cresciuta in questo contesto, credevo che il catcalling fosse un fenomeno normale. Le mie amiche mi dicevano di essere grata del fatto che qualcuno mi notasse. Altre invece mi dicevano di non prendermela.

Fino a quando poi ho finalmente realizzato che la mia esistenza non dovesse ruotare intorno a quella di un uomo, e che il mio corpo e i miei vestiti, non fossero legati al bisogno di soddisfare nessuno al di fuori di me stessa. A proposito, in altri paesi come l’Inghilterra, o la Svezia, ho anche scoperto che il catcalling è legalmente punibile. Motivo per il quale, in Italia noterete molti più fischi rispetto ad altri paesi.

In un paese affetto da alti tassi di femmicidio, è importante che le cause vadano ricercate anche in fenomeni come questi che continuano a perpetuare una cultura di violenza e dominazione sulla donna.

Il catcalling non è altro che l’ennesima affermazione di potere di una persona sopra l’altra, che oggettifica la donna senza il suo consenso facendo del suo corpo un mero oggetto di piacere.

Ed è proprio il rifiuto della donna di accettare un complimento o sottostare agli ordini e alle richieste di uomini, mariti e fidanzati, la stessa causa che ha portato all’uccisione di molte donne.

Quelle donne o quegli uomini che sono pronti a schierarsi contro il femminicidio, senza condannare fenomeni quali il catcalling come altrettanta violenza, non fanno altro che rendersi ipocriti complici di una cultura altamente pericolosa.

Partecipare alle conferenze sul femminicidio, e alle giornate della donna, va anche bene ma non porterà mai a nessun cambiamento,  a meno che non ci si adoperi anche per combattere quelle che sono le innocue espressioni sessiste di tutti i giorni. A partire dai fischi per strada.

Per saperne di più e par partecipare alla Settimana Contro Le Molestie Su Strada (Street Harassment Week), condividete le vostre storie online usando l’hashtag #ENDSH.