Tempi duri per le donne. Così duri che anche la moda è dovuta scendere in campo per difendere i diritti e l’identità di genere. L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha scatenato un risveglio femminista come mai si era verificato dopo la metà degli anni Settanta.

Già a settembre 2016 Maria Grazia Chiuri, nella sua collezione P/E 2017 di debutto a Dior, aveva risposto al clima sessista diffuso dalla campagna elettorale di Trump, con la t-shirt “We should all be Feminists”. La frase è tratta dal titolo del libro di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana, che amplia un suo discorso tenuto nel dicembre del 2012 al TEDxEuston. I punti salienti del suo intervento sono stati resi celebri nel mondo da Beyoncé nella canzone del suo penultimo album, ***Flawless.

Un percorso, quello dello slogan, adottato subito da Prabal Gurung che nelle sfilate di ready to wear A/I 2018 della New York Fashion Week, alla fine della sua sfilata ha mandato in passerella t-shirt di solidarietà con le categorie prese di mira dal nuovo presidente. Tra queste c’erano le scritte “The Future is Female” e “This what a feminist looks like”, quest’ultima indossata dallo stesso designer nepalese.

“Penso che la moda abbia la responsabilità di fornire non una fuga, ma una realtà. Una realtà positiva.”, ha dichiarato a Vanity Fair US. La scritta “The Future is Female” non è però un parto originale del designer. La sua produzione di massa era stata già avviata nel 2015 dal negozio online Otherwild, che ha preso il suo design da un’idea per pubblicizzare la prima libreria dedicata alle donne a New York, Labirys Books (trovate l’intera storia qui).

Rachel Antonoff e Tome si sono concentrati sui simboli. La prima ha ribadito il concetto del suo brand, femminista e girl positive a 360° gradi, ricamando uteri sui maglioni. Il secondo ha omaggiato il simbolo della coalizione artistica femminista Guerrilla Girls, un gorilla, con delle banane sui sotto rever delle giacche e le iniziali “GG”.

Nei tre giorni della settimana della moda di Londra Preen by Thornton Bregazzi ha unito il suo distintivo stile neoromantico al movimento delle suffragette viste attraverso gli occhi della prima fotografa della stampa inglese, Christina Broom.

In ultimo sono sbucate le icone femminili che hanno sempre il potere di infondere coraggio e speranza alle persone. Peter Jensen ha creato un cappotto nero a rettangoli blu, ricoperto da illustrazioni in bianco e nero di Julie Verhoeven raffiguranti Nina Simone, Nancy Mitford, Mink Stole, Jodie Foster, Peggy Guggenheim.

La scenografia di Prada era invece ispirata al titolo del film di Fellini, La Città delle Donne, con finte locandine di film e pin-up illustrate degli anni Cinquanta e Sessanta sui muri. Le donne sexy di Robert E. McGinnis, illustratore dei poster dei primi film di James Bond, erano in bella vista su top e gonne. Lo show di Miuccia Prada, quindi, è stato dedicato completamente alle donne con una spiegazione sul poster intitolato “Continuous Interior, Prada 2017”: “Abbiamo deciso di guardare al ruolo che le donne hanno avuto nel modellare la società moderna, la partecipazione politica e le conquiste sociali.” La stilista è stata l’unica ad occuparsi della questione in modo lievemente politico.

Certo, tutti i designer americani hanno donato a favore di Planned Parenthood, organizzazione no profit per la salute riproduttiva, e indossato le spillette fucsia a suo sostegno ma nessuno finora ha compiuto delle riflessioni sul ruolo della donna nella società, ad esclusione di Prada.

LSTIAN_RUTH CLEMENS_IMAGE001 A STUDENT has shamed fashion chain H&M by posting a changing room snap of her trying to fit into a size 16 pair of jeans - which she can't even do up despite being a size 14. Ruth Clemens' posting on Facebook has gone viral this week after getting more than 65,000 likes, nearly 7,000 comments and being shared more than 8,000 times, Miss Clemens, who is studying for a PhD in Comparative Literature at Leeds Trinity University, took the photo after visiting the Leeds H&M store on Monday (June 13). Despite being a healthy size 14, she picked up a pair of £10 size 16 jeans, imagining she would slip into them with no problem at all. As she tried to pull the jeans up, however, she realised they were 'inches short' on the waist - making it impossible to do up the top button. STIAN ALEXANDER 07528 679198moda si sa è un discorso commerciale e molti stilisti stanno cavalcando l’onda del femminismo che vende.

Maglioni, magliette, accessori sono zeppi di frasi e allusioni al “girl power”, e molte di queste sono senza tempo, come quest’arte aspira ad essere nella sua migliore espressione.

Qualche mese fa, H&M aveva già scioccato il pubblico femminile con il lancio di una nuova campagna femminista che ha ispirato alcuni, e irritato altri. Peli sulle ascelle e patatine fritte a letto sono sicuramente un passo in avanti, ma la moda delle taglie 38, come dimostrato dall’appello di questa donna nella foto, e delle modelle ultra-skinny continua ad essere accessibile solo a poche donne.

Il femminismo nella moda ci piace. Ma non basta. Bisogna osare di più. Al di là del Pink-Washing.