Per la settimana contro le molestie su strada, abbiamo deciso di raccontarvi le esperienze a cui le donne sono esposte quasi quotidianamente, attraverso le loro voci.

Perché i commenti urlati per strada, non sono un complimento.

 

“Non c’é un giorno in cui non mi viene urlato qualcosa, o in cui non venga fissata. E’ come un virus”

“La cosa triste é che ora mi aspetto di essere molestata su strada o di essere seguita sulla via del ritorno a casa di sera tardi”

“A mia figlia di 14 anni le fischiano così spesso,  al ritorno da scuola, che crede che sia normale”

L’esperienza di catcalling non é un’esperienza isolata, ma soprattutto non é qualcosa da prendere con leggerezza.

“Commenti” sul nostro fisico urlatici da sconosciuti per strada, creano uno stato di shock iniziale, di paura, di imbarazzo e di umilazione. Il fatto che qualcuno stia urlando qualcosa sul nostro seno o sedere, ci fa sentire spesso in colpa del nostro corpo, o ci costringe a rivedere il modo in cui ci vestiamo o camminiamo. Ci mette in uno stato di allerta che ci constringe a guardarci intorno, per controllare che non siamo sole, pregando che quella persona non decida di agire sulle proprie parole.

“Le molestie sono inizate per strada, quando qualcuno mi chiese se fossi sposata. Si sono poi concluse in assalto sessuale davanti alla mia porta di casa. Alle 3 del pomeriggio.”

“Sulla mia via di casa, qualcuno mi ha mostrato le proprie parti intime. In una discoteca, qualcuno mi ha afferrato in mezzo alle gambe e un’altra volta un uomo si é masturbato davanti a me mentre mi diceva che voleva succhiarmi le tette. Era mattina.”

“L’unica storia che condivido é che le molestie su strada sono iniziate quando avevo 11 anni. Ogni giorno.”

Il problema non capita neanche a chi si veste in un certo modo, o a donne che camminano sole di notte. E’ un problema diffuso che capita a tantissime donne ma che continua ad essere giustificato come reazione naturale ed innocua degli uomini al nostro aspetto fisico. Tutto ciò fa spesso sentire le donne in colpa per il proprio corpo.

“Odio il mio seno per tutte le attenzioni che crea. Cerco infatti di coprirlo sempre”.

“Ci sono volte in cui speravo di nascere maschio per non vivere con la paura di camminare per strada da sola.”

“Vorrei fare jogging ma a causa di passate esperienze di molestie, non lo faccio più.”

“La cosa peggiore delle molestie su strada é che credo sempre che sia colpa mia e che debba cambiare qualcosa di me stessa”

“La scorsa settimana, ho ricevuto dei commenti sulla mia apparenza fisica quasi ogni giorno. Tre uomini diversi hanno cercato di costringermi ad andare a casa con loro. Uno di questi mi ha detto “Ti scoperò e poi ti manderò a fare in culo”. Due altri uomini mi hanno dato uno schiaffo sul sedere. Uno di questi mi ha anche tirato i capelli e messo al muro in una discoteca.”

“Mi fa sentire malissimo. Ho 26 anni e sono stanchissima. A volte mi odio davvero tanto.”

Spesso le donne si trovano costrette a dover ignorare i commenti, oppure addirittura a ringraziare o sorridere, per timore di reazioni negativi. Chi ha “osato” reagire ha avuto esperienze negative.

“In discoteca qualcuno continuava ad afferrarmi il sedere. Gli ho detto di smetterla. MI ha preso con la forza e mi ha urlato che le donne non devono rivolgersi agli uomini in questa maniera.”

Pare anche che purtroppo il catcalling abbia inizio ad una giovanissima età, facendo loro credere che questo sia normale e che con questo problema bisogna semplicemente conviverci.

“Quando avevo 9 anni, un uomo mi disse che avevo delle labbra da pompino.”

“Non appena il mio seno cominciò a svilupparsi, sono iniziate le molestie su strada. Avevo 12 anni.”

“Da quando avevo 12 anni, sulla via da scuola a casa, c’era chi mi molestava su strada”.

Nelle parole di Holly Kearl, la fondatrice del gruppo Stop Street Harassment, che ha creato la settimana contro le molestie su strada “Il catcalling é un problema invisibile, spesso visto come una battuta o un complimento, o addirittura come responsabilità della vittima stessa. In realtà é una violazione del diritto della donna di accedere liberamente alla vita pubblica. Il miglior modo di sensibilizzare il pubblico sul problema é quello di parlarne”.