Qualche tempo fa, durante Sanremo, Caterina Balivo fece notizia a seguito di una critica a Diletta Leotta ed allo spacco della sua gonna.

Ancora prima Tiziana Cantone, aveva deciso di mettere fine alla sua vita dopo che il web si era scagliato contro di lei per un video che era stato condiviso senza il suo consenso.

Di ieri invece la notizia di un polverone sul web, e di titoli sulle testate italiane, contro la scollatura della cantante Anna Tatangelo.

Quello che mi ha colpito in tutti e tre i casi, è che tre donne sono state attaccate per il proprio corpo, non solo da uomini, ma anche da altre donne.

Trattasi queste di manifestazioni di sessismo interiorizzato o in altri termini della malattia della competizione tra donne.

Analizziamo il fenomeno.

Il fenomeno

La competizione tra donne si manifesta in tutti quei casi in cui le donne si invidiano, spettegolano o si criticano, senza alcuna ragione obiettiva, per esempio sulla base dell’apparenza fisica, o dello status sociale e professionale.

C’è chi ne è vittima, o chi ne è addirittura, più o meno consciamente, fautrice.

Nel 1850 Darwin parlava della competizione tra individui dello stesso sesso per assicurarsi la “riproduzione” con i membri di quello opposto. Nel 2017, speriamo di poter dare una piccola svolta all’ordine naturale delle cose.

Cerchiamo di analizzare il problema e impariamo insieme a curarci da questa malattia.

Le cause

  • Il patriarcato

Il sistema di patriarcato in cui molte donne sono nate e cresciute, rimane indubbiamente la principale causa di questa malattia.

Dalle sorellastre che invidiavano la bellezza di Cenerentola strappandole il vestito pur di non vederla tra le braccia del principe, alla strega di Biancaneve che chiede allo specchio chi fosse quella più bella, ecco che sin dai primi di anni di vita, si insegna alle bambine a prediligere la bellezza spingendole a percepire le altre compagne come potenziali rivali.

La società insegna alle donne come comportarsi per essere degne di tale nome, cosicché che coloro che sfuggono dagli standard imposti diventano spesso bersaglio di critiche, da parte degli uomini e di altre donne.

L’idea alla base di questo sistema, è che la donna debba prendersi cura di sé ed essere sempre presentabile per poter conquistare e sedurre il proprio principe, facendo schiattare le altre donne di invidia.

Chi nasce e cresce in tale sistema, finisce spesso per normalizzare e internalizzare determinati comportamenti.

  • Invidia

Applicabile a qualsiasi contesto, e non sempre necessariamente legata a motivi di competizione sessuale, l’invidia è spesso alla base di una serie di casi di rivalità femminile.

Basti pensare a tutti quei casi di donne belle e di successo disprezzate e isolate dalle compagne, o quelli  delle amiche che si defilano nei momenti di gloria delle altre, o quelle che cercano di imitare e affondare le rivali, pur fingendosi compagne.

Questo fenomeno, ovviamente applicabile anche nei casi di competizione maschile, spesso affonda le proprie radici in un senso di insoddisfazione della propria vita. In altri casi, nel patriarcato stesso.

I principali sintomi

Di ricerche sul tema ce ne sono state tante. La competizione tra donne potrebbe essere legata ad una semplice insicurezza di base, oppure secondo gli autori di questo studio,  ad una vera e propria strategia indiretta di rivalità sessuale. Secondo questo studio, l’aggressione può prendere due forme: il farsi belle e atteggiarsi rispetto alle amiche, oppure criticare le altre donne. Ma vediamone i dettagli.

 

  • Il farsi belle per competizione

Ora le faccio vedere io chi è la più bella”

“Guarda quella sfigata senza tette”

“Oggi mi vesto figa così faccio crepare la nuova ragazza del mio ex”

“Mi metto questo vestito così tutti i miei amici guardano solo me”

Quando la scienza esplora la competizione, sembra che questa possa essere legata al fatto che molte donne si considerano in gara per essere scelte da un uomo, e perciò combattono contro le altre. Spesso inconsciamente. In questi casi, la rivalità pertanto si limita ad una conflittualità tutta estetica.

 

  • Le frecciatine

 

“Madonna come sei dimagrita”

“Quanto trucco”

“Come sei in tiro oggi”

“Ma una ceretta no?”

“Comunque staresti benissimo se perdessi un po’ di peso”

“Ma mangi?”

“Si tanto tu ti puoi mettere quello che vuoi”

 

Queste sono solo alcune delle frasi ricorrenti di donne ad altre donne.

Alcune, come nei primi casi, hanno l’intento esplicito di mettere a disagio la persona con cui si parla, facendola sentire in difetto per il proprio look o fisico.

Nei casi più complicati, vi sono manifestazioni più subdole di competizione, quando per esempio dietro i falsi complimenti, si nascondono manifestazioni subdole di invidia, sempre legate all’apparenza fisica.

 

  • Il falso femminismo

 

 

“Oh guarda quella tutta in tiro. Poveretta, disperata per le attenzioni”.

“Ma come fa una femminista ad andare in giro vestita con le tette da fuori?”

“Ste donne sempre fissate con la bellezza”

“Ma come si fa ad andare sempre in giro con sti tacchi”

“Vabbè quella si è rifatta sicuro per piacere al suo fidanzato”

Questo è probabilmente uno dei sintomi più complessi e difficili da riconoscere.

Stiamo parlando di quei casi in cui vi sono donne che si contrappongono o addirittura attaccano altre donne per non essere femministe, o per non assumere le sembianze e comportamenti di ciò che si ritiene femminista.

Le femministe che per esempio attaccano chi si sposa, vuole figli, mette i tacchi o decide di fare la casalinga. O quelle che come me si sono sempre circondate di amicizie maschili, nella convinzione che le altre donne fossero tutte delle oche superficiali fissate con cose da femmine.

Io ero l’amica cool, quella che guarda le partite di calcio, mangia senza limiti e beve whisky e scotch. E quella che si univa agli altri uomini per criticare le altre donne, internalizzando a mia insaputa quello stesso sessismo che mi ha portato per molto tempo respingere le donne, dando per scontate che fossero tutte uguali.

Per definizione, il femminismo  è  un percorso personale. Pertanto non esistono femministe brave e cattive poiché ognuno decide di viverlo o non viverlo a suo modo. Ma su questo ci torniamo in un altro blog.

 

  • Il moralismo

“Ma l’hai vista quella come va vestita”

“Ma cosa vai facendo”

“Quella ragazza si e’ fatta tremila uomini”

L’idea patriarcale che le donne debbano assumere determinati comportamenti e costumi per essere definite tali, porta spesso le stesse a criticare coloro che non si adeguano a tali standard. Le vere donne si schierano con le non-vere donne, rimarcando e perpetuando quel sistema maschilista che detta regole al genere femminile.

Si pensi alle donne che criticano coloro che scoprono il proprio corpo o che esprimono la propria sessualità senza inibizioni.

La cura

Per curarsi da questa malattia, ci vuole molto impegno sul piano personale. Ecco qui alcuni suggerimenti:

  • Meno critiche: Sforzarsi attivamente di essere meno critiche delle altre donne, ma soprattutto di non fare dell’apparenza fisica un criterio di misurazione né della personalità né delle capacità professionali di una certa persona.
  • Nessuna vera donna: La rimozione dal nostro cervello dell’idea della brava/vera donna contrapposta a quella cattiva/non vera puo’ rivelarsi un metodo alquanto efficace, soprattutto quando complementato dall’idea che ognuno e’ libero di esprimersi a proprio modo.
  • La perfezione non esiste: A causa del patriarcato, sono molte le donne che crescono con la falsa idea che queste debbano competere per raggiungere un’ideale di perfezione imposto dalla società (e dai mass media).
  • Uscire dalla trappola: Molte donne si ritrovano intrappolate dall’idea che combattere sia necessario per poter ottenere le attenzioni, l’approvazione, l’amore e il riconoscimento degli altri. Liberando noi stesse da questa idea, riusciremo a riconoscere e comprendere che far entrare una donna nella propria vita (o nel proprio ufficio o gruppo di amici), non significa determinare l’uscita di un’altra.
  • Stop al femminismo discriminante: Il femminismo perfetto non esiste così come non esiste nessuna soluzione universale al sessismo. Se siete tra quelle che credono di essere giunte ad una piena consapevolezza femminista, piuttosto che puntare il dito contro coloro che ancora non ci sono arrivate (o non ci vogliono arrivare) cercate di incoraggiare le altre donne a lottare con voi o semplicemente rispettate coloro che stanno bene così.

Perché ogni volta che una donna supporta un’altra donna, un sessista muore.

Cristiana - Founder & Blogger

Cristiana – Founder & Blogger