Il toccante discorso di Madonna, in occasione della cerimonia di premiazione da parte della celebre rivista musicale Billboard come donna più influente del 2016 tra tutte le esponenti femminili dello showbiz, ha mostrato quanto il maschilismo sia un elemento reale e condiviso nella nostra società. Di seguito alcuni estratti:

“Grazie per avermi riconosciuto il merito di continuare a portare avanti la mia carriera da ormai 34 anni, nonostante la palese misoginia e il bullismo che molto spesso mi sono trovata a dover affrontare. Quando ho cominciato sono stata subito definita un’icona gay e a quei tempi non era una cosa sicura. New York era spaventosa e nel mio primo anno lì sono stata violentata e aggredita, nei successivi ho perso tutti i miei amici per AIDS o per colpi di pistola.”

“Dopo l’uscita del mio album Erotica nel 1992 ho letto su di me delle cose atroci. Mi chiamavano ‘strega’ e ‘p*****a’ e in quell’occasione ho capito per la prima volta che le donne non hanno la stessa libertà degli uomini.”

Nonostante difficoltà e rabbia, Lady Ciccone ce l’ha fatta. Ha saputo nutrirsi degli ostacoli e coltivare con ambizione una carriere brillante. Ma non è necessario rivolgere lo sguardo oltreoceano: anche in Italia possiamo trovare dimostrazioni altrettanto positive di artiste che contando su professionalità, passione e perseveranza hanno raggiunto i propri sogni.

Gli esempi sono importanti, e noi, col supporto del programma radiofonico Alt.it, dedicato alla musica indipendente italiana, vi racconteremo le carriere di artiste straordinarie.

Oggi vi raccontiamo la storia di CHIARA VIDONIS che sta scrivendo i brani del suo secondo disco.

– Chiara, in un contesto storico in cui i talent la fanno da padroni (tanto da aver instillato il pregiudizio che sia impossibile “emergere” senza quel canale) e in cui la musica per ammissione di molti “non paga”, tu sei riuscita a ritagliarti il tuo spazio nel settore affermandoti come una delle realtà più interessanti nell’indie italiano. Come hai fatto a trovare la strada giusta per realizzare il tuo sogno?

Credo semplicemente di aver seguito quello che mi diceva l’istinto di fare. E il cuore. Che tanto comanda sempre lui. Ho seguito un’urgenza che è quella di scrivere canzoni, che è poi il mio modo per elaborare situazioni, pensieri, fatti…tutto parte da questa urgenza che ha deciso per me. Poi è subentrato il cervello per trovare il modo giusto, le risorse…

Volevo fare un disco e ho trovato il modo di farlo, autoproducendomi e affidandomi a musicisti appassionati che si sono dati al mio progetto senza riserve. Entusiasmo, voglia di vedere realizzato un sogno…per il resto si trova il modo.

Per quanto riguarda i talent, in effetti credo che per molti possano essere un buon trampolino di lancio. Il problema è che poi spesso la piscina sotto è vuota e ti schianti di testa, se ti va bene ti fai solo un po’ male, magari ti rompi una clavicola, sparisci il tempo di guarire e riparti. E riparti evitando un trampolino che potrebbe essere ancora un salto nel vuoto. 

– Ho avuto la fortuna di assistere a una tua performance al WishList di Roma. Sul palco hai un’energia speciale accompagnata da una carica sensuale potente. Questa capacità di essere presente con spessore difronte a un pubblico è innata o si acquisisce con l’esperienza?

L’esperienza, nel mio caso, ha avuto molta importanza. Ci sono persone che messe su un palco la prima volta già sanno come gestire lo spazio, le distanze, le energie. Io per niente, ho dovuto faticare un bel po’ , abituarmi…sono una che deve abituarsi ecco…in generale, nella vita. All’uscita del disco poi c’era anche l’emozione del live per la prima volta con un disco da presentare…

– Cosa ispira i testi delle tue canzoni? Ci sono delle figure allegoriche che ami utilizzare o dei rituali che ti concedi quando lavori sui brani?

Non saprei dirti cosa…non ho dei rituali, è tutto molto spontaneo, dipende dal momento…

– Ti giudichi quel tipo di artista che scrive e/o compone seguendo l’ispirazione del momento o hai un metodo più rigido di lavoro?

Spesso mi lascio andare all’ispirazione, ma col tempo ho imparato anche ad avere una scrittura più riflessiva, ragionata…è sempre tutto molto legato al momento ma cerco di canalizzare e dare un giusto contenitore alle emozioni.

– Parlando del settore della musica indipendente a cui appartieni, ho seguito la polemica che è scaturita dalla scelta di Manuel Agnelli (front man degli Afterhours) di partecipare a un talent show nella veste di giudice. Tu pensi che tale scelta sia un po’ un termometro della crisi che sta vivendo l’indie italiano? Oppure una scelta professionale di un artista che in qualche modo ha un suo senso?

Amo molto gli Afterhours e seguo il percorso artistico di Agnelli da anni. Ne ho sempre ammirato la sfrontata indipendenza con la quale ha sempre affrontato tutto nella sua vita artistica. Soprattutto quando lo volevano per forza costringere in un contenitore. Io gli credo quando dice che la partecipazione ad X Factor gli poteva servire a introdursi in ambienti che fino a ieri gli erano stati preclusi…credo sia una persona con una visione delle cose che persegue senza stare a sentire l’esigenza di giustificarsi. E questo di lui mi piace molto. Di certo non è lui il termometro della crisi dell’indie, sempre che ce ne sia una.

– La rete Non una di Meno sta lavorando sulla scrittura di un Piano Nazionale contro la violenza maschile sulle donne. In particolare, il tavolo tematico “Lavoro e accesso al welfare”, partendo dai dati raccapriccianti sulle violenze (sia fisiche ma anche morali, come la discriminazione), rappresenta che situazioni di maggiore difficoltà sono legate al lavoro precario. Il settore della musica indie, dalle informazioni che ho, è piuttosto precario. Hai mai avuto l’impressione che questo aspetto lo rendesse terreno fertile per violenza/ricatto/discriminazione?

Il settore della musica indie è precario per tutti, figuriamoci per le donne, che, inutile nasconderlo, devono fare il doppio della fatica per dimostrare di valere qualcosa.

Voglio essere però ottimista nei confronti di un panorama che, sempre più,  vede protagoniste le donne. Qualcosa piano piano cambia ed è sicuramente merito di quelle musiciste che hanno saputo superare una sorta di stereotipo dannoso per il quale le donne che fanno musica sono meno capaci, devono essere fisicamente belle, se lo sono poi devono dimostrare di essere brave…insomma, viviamo un momento buono da quello che vedo.

Il lavoro da fare in questo senso è sempre tanto e deve essere costante, ma la direzione è quella giusta. 

– Quando si parla di musica indie italiana vengono in mente molti nomi di artisti, una percentuale schiacciante della quale è di sesso maschile. Come mai credi sia stato più facile per un collega dell’altro sesso affermarsi? Le prospettive future te le figuri diverse?

Io credo sia più semplice per il pubblico identificarsi con un artista maschile. Nell’indie le mode vengono dettate dagli uomini, per la maggior parte. Non so bene perché, ma dopo averci pensato molto credo sia proprio una questione di facilità da parte del pubblico ad identificarsi con un messaggio veicolato da un uomo piuttosto che da una donna.

Questo è abbastanza frustrante devo dire, ma continuo a voler essere ottimista e, nel mio piccolo, a cercare di dimostrare il contrario.

– (Solo se pensi sia una domanda “applicabile” alla tua esperienza) Hai avuto esperienze di violenze dirette o indirette che hanno colpito l’essere donna musicista/artista?

Non ho avuto esperienze in questo senso, fortunatamente.

– Hai progetti nuovi in fase di realizzazione?

C’è il secondo disco da definire. In questo periodo è il mio pensiero principale. Sto scrivendo e sicuramente a breve ci si rimetterà in gioco.

Per chi si trovasse a Roma Sabato 27, Chiara suonerà all’Auditorium Parco della Musica all’evento Retape Music Festival insieme ad altri protagonisti della scena indi italiana.

Melania Mieli - Blogger

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